Oxfam: “La corsa globale alla terra sta affamando un miliardo di persone”

[ Non è un problema di oggi. Da molto tempo il capitale finanziario sta “occupandosi” dei terreni agricoli di quello che insistiamo a chiamare terzo mondo, forse perchè chiamarlo così ce lo allontana e lo rende diverso, altro e lontano. Altra cosa da noi che siamo il “primo”. Molto semplice in realtà per non affrontare il problema del coinvolgimento della società dei consumi del “miglior mondo possibile” nella fame e nella disperazione, nella guerra eterna che attanaglia e dilania quelle terre. Non sarebbe affatto piacevole per noi renderci conto che i nostri consumi siano direttamente responsabili del loro dramma, L’acqua potabile che sprechiamo sui nostri fiori e nei nostri bagni, il cibo che buttiamo quotidianamente, che esigiamo confezionato e, possibilmente, marcato, comunque noi, con i nostri comportamenti siamo “direttamente” responsabili delle loro carenze, ogni nostro spreco è come se lo togliessimo dalle loro bocche. Non parliamo poi dell’appropriazione delle loro risorse di cui il fenomeno di cui si parla in questo articolo fa parte. Associazione Cursa, vostro ospite in questo blog e di cui il vostro scrivano preferito fa parte, non crede affatto nella veridicità del Mainstream di cui fa parte “La Repubblica” che pubblica questo articolo, non abbiamo fiducia in loro, ma talvolta, fra le righe del loro racconto emerge una perla di verità, che, in genere, com’è repentinamente apparsa poi scompare. La raccogliamo e ve la portiamo perchè contribuisca a rendere sempre più chiaro il nostro percorso (Giandiego)]

Una petizione da oggi online per chiedere alla Banca Mondiale di sospendere i suoi investimenti e proteggere i poveri dal fenomeno del land grabbing, l’accapar-ramento delle terre da parte delle grandi multinazionale dell’alimentazione. Ogni 4 giorni vengono acquistati terreni estesi come l’intera area metropolitana di Roma

ROMA – La terra venduta in tutto il mondo negli ultimi dieci anni – pari ad un’area grande quasi 7 volte l’Italia – basterebbe a coltivare cibo per il miliardo di esseri umani che oggi soffre la fame. Il nuovo rapporto diOxfam 1Chi ci prende la terra, ci prende la vita avverte che tra il 2000 e il 2010 oltre il 60% degli investimenti internazionali in terreni agricoli sono avvenuti in paesi in via di sviluppo, con gravi problemi legati all’alimentazione. Eppure, nonostante questo, i due terzi degli investitori prevedono di esportare tutto quello che su queste terre viene e verrà prodotto. Quasi il 60% di questa terra inoltre è destinata a colture utilizzabili per i biocarburanti.

Ogni 4 giorni si vendono aree grandi come Roma. Nel quadro della campagna COLTIVA – Il cibo, la vita, il pianeta, Oxfam prosegue il suo impegno per porre fine al fenomeno del land grabbing e sostenere maggiori investimenti a favore dei piccoli agricoltori. La recente corsa alla terra è selvaggia e senza precedenti; i più poveri continuano ad essere sfrattati, spesso con la violenza, perdendo le loro case e l’accesso alla terra che è la loro fonte di cibo e guadagno, senza essere consultati né risarciti. In questo momento, nei paesi più poveri ogni 4 giorni un’area di terra più grande dell’intera città di Roma viene venduta ad investitori stranieri, Secondo l’International Land Coalition, tra il 2000 e il 2010 investitori stranieri hanno acquisito a livello globale 203 milioni di ettari di terreno, 106 dei quali in paesi in via di sviluppo. In Liberia, ad esempio, in soli cinque anni il 30% del paese è stato inghiottito dalle acquisizioni di terra.

Gli affari si sono triplicati. Oxfam calcola che gli affari legati alla terra siano triplicati durante la crisi dei prezzi alimentari nel 2008 e nel 2009, perché la terra è considerata un investimento sempre più redditizio. Con i prezzi alimentari mondiali a livelli record, è necessaria un’azione urgente per fermare la minaccia di una nuova ondata di land grabbing. Oxfam lancia un appello urgente ai propri sostenitori per chiedere alla Banca Mondiale di sospendere subito i suoi investimenti in terreni agricoli per il tempo necessario a introdurre politiche più efficaci per fermare il land grabbing. Gli investimenti della Banca Mondiale in terreni agricoli sono aumentati del 200% negli ultimi 10 anni, mentre l’International Finance Corporation – il settore della Banca che eroga prestiti al settore privato, definisce gli standard seguiti da molti investitori. Dal 2008 in poi sono stati presentati 21 reclami per violazione dei diritti sulla terra da parte delle comunità interessate dai progetti della Banca Mondiale.

La selvaggia corsa alla terra. “Una selvaggia corsa globale alla terra espone oggi molte comunità locali alla fame, alla violenza e alla minaccia di una povertà crescente ed estrema. Se succedesse nel nostro paese, grideremmo allo scandalo. La Banca Mondiale, che è sia un investitore diretto sia un consulente per i paesi in via di sviluppo in merito alle acquisizioni di terre, ha la responsabilità di evitare che l’accaparramento di terra diventi uno dei grandi scandali del XXI secolo”, dichiara Elisa Bacciotti, responsabile della campagna COLTIVA di Oxfam Italia. “Sospendendo temporaneamente i propri investimenti nel settore e rivedendo le proprie pratiche, la Banca Mondiale può diventare un esempio per tutti gli investitori e i governi e incoraggiarli a favorire realmente lo sviluppo delle comunità più povere”.

Il richiamo alla Banca Mondiale. Oxfam chiede che l’incontro annuale della Banca Mondiale in programma a Tokyo dal 12 al 14 ottobre – il primo a tenersi dalla nomina di Jim Kim come presidente – segni un primo passo verso la sospensione degli investimenti sulla terra da parte della Banca Mondiale. Questo passo è necessario per inviare un segnale forte agli investitori internazionali, migliorare gli standard in materia di trasparenza, consultazione e consenso, diritto alla terra, buon governo della terra e sicurezza alimentare oltre che, in ultima analisi, fermare il land grabbing.

Come partecipare alla campagna: 
firma qui 2. Per aderire alla battaglia contro l’accaparramento delle terre e per il diritto al cibo è sufficiente firmare l’appello rivolto alla Banca Mondiale.

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