CONTINUANDO A PENSARE … per favore

Dopo gli incontri sulle fondamentali questioni economiche tenuti con gli amici di EPIC (Economia Per iI Cittadini) , di Convergenza Socialista, di R-evoluzione e dei GAP (Gruppi di Acquisto Solidale)  a Codogno (Lo) con discreto successo e sicuro interesse.  A noi di Cursa ed al vostro scrivano in particolare piace pensare che l’argomento vi interessi e vi riguardi., Quantomeno noi ne siamo convinti e quindi ci pare cosa buona e giusta presentarvi questa ulteriore Lectio Magistralis tenuta dallo Psicologo Mauro Scardovelli … certo di farvi coasa gradita, ma soprattutto sperando d’esservi utili.

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TERZO INCONTRO

(E siamo a tre … terzo incontro per una Economia per i cittadini. Noi continuiamo, perchè lo riteniamo giusto, doveroso e corretto. Non è facile, perchè la gente, spesso, non si preoccupa delle cose importanti e la partecipazione, in questi tempi d’ipnosi è un bene non smerciabile e quindi pochissimo venduto)

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CENNI SULLA MONETA

(E’ il secondo appuntamento con EPIC sulle questioni dell’economia per i cittadini … si ringraziano Convergenza Socialista, R-evoluzione e i GAP [gruppi di acquisto popolare] per il patrocinio e la partecipazione all’iniziativa])

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I falsi Miti della crisi – Codogno 18-2-2017

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Malattie in libera vendita… e noi paghiamo per averle

Eliotropo e la sua autrice sono nostri amici, un blog fratello, anche se si occupa di altre particolarità che non le nostre tematiche, o quantomeno lo fa, con un “taglio” molto particolare. La sua conduttrice è molto attenta alla sfera spirituale della nostra vita e produce, a tratti, post di notevolissimo spessore, ne abbiamo riportati spesso. in una collaborazione che ormai va avanti da tempo.  Al di là d’una particolarissima sensibilità che si respira in tutto il suo blog, anche negli articoli non originali o linkati, crediamo che nei suoi scritti stia molta della saggezza che riteniamo importante per il mondo. Scegliamo quindi, o meglio sceglie il vostro scribacchino di fiducia, questo post, non nuovissimo estrapolato appunto da Eliotropo per concludere il nostro, parzialissimo viaggio nel mondo delle erbe. Non è specificatamente un articolo tecnico, tutt’altro, ma forse è questo il taglio che preferiamo. Diamo voce all’opinione di Eliotropo quindi, che condividiamo pienamente)

morte(f)

di Rosa Bruno

Beh, prima o dopo, tutti dobbiamo timbrare il cartellino di Sora Morte e per uno spiritualista poi non dovrebbe essere nemmeno causa di grande panico. Forse, essendo occidentali e bianchi, non avremo mai la serenità di un guru o di un nativo americano sull’argomento, ma, molti fra noi hanno acquisito a sufficienza da non averne paura.

 Detto questo, resta grottesco, assurdo ed in qualche modo irridente il fatto di pagare profumatamente il diritto di star male e morire in modo lento e doloroso. Perchè dico questo?

Il pensiero mi è sorto tornando dalla spesa, la mia è, nei limiti del possibile, equa, equilibrata e del tutto priva di sofferenza e morte animale, ogni giorno che passa lo è maggiormente; la consapevolezza è graduale e, passo a passo, si eliminano gli errori e le follie in acquisto, la mia spesa diventa più cosciente di giorno in giorno.

 Però è innegabile che spesso essa dipenda dalla normale distribuzione (anche perchè, per qualche assurdo motivo, fare una spesa consapevole può costare il doppio, se non di più, di una inconsapevole e non sempre questo è giustificabile). 

Anche se di rado (preferisco i negozi ai grandi centri-commerciali), mi capita quindi di essere nei supermercati, e di vedere come siano composte la stragrande maggioranza delle spese che vi si compiono, personalmente, in ogni caso,  spulcio componenti ed ingredienti sulle etichette, ma pochi lo fanno … da quel che vedo, quasi nessuno.

 Quanta insanità compriamo senza rendercene conto? Un non consapevole che si fidi di quella che denominiamo Grande Distribuzione compone la sua spesa di molteplici prodotti fortemente tossici.

Un sistema che, metodicamente ci avvelena o fa di noi clienti perfetti ed a vita per Big Pharma

Questo è vero per quasi tutto quello che, normalmente, compone una spesa tipo, dai detersivi, agli ammorbidenti, alla frutta e verdura trattate con pesticidi e prodotti infami, ai latticini ed alla carne, ai polli allevati a terra ed in realtà gonfiati con gli ormoni… passando per gli oli di palma e vegetali lavorati industrialmente, sino agli abiti ed alle loro colorazioni.

 E questa è solo una enumerazione sommaria e superficiale, che non considera i danni, ingentissimi e permanenti, arrecati all’ambiente o il consumo metodico, folle e suicida delle risorse planetarie fondamentali, che non sono infinite, nonostante le nostre convinzioni; la maggioranza di noi continua a comprare, inconsapevolmente, lasciandosi abbindolare dalle confezioni, dalla pubblicità ingannevole dal racconto di una scienza di parte e strumentale.

 Nessuno ci ha detto, per anni, che gli ammorbidenti erano fortemente tossici, per esempio! Quindi noi li abbiamo odorati, per testarne il profumo, in quelle bottiglie così colorate e sempre più costose, così come abbiamo portato al volto i nostri panni asciugati e, poveri noi, profumati… e sempre con i ringraziamenti del pianeta che ci ospita! Li abbiamo indossati quegli abiti, abbiamo dormito in quelle lenzuola… intossicandoci ed aprendo la strada ad una miriade di malattie, dalle allergie alle dermatosi… e, spesso, anche ai tumori.

Tutta questa merce non ci viene regalata, anzi, il suo prezzo (in euro) aumenta quotidianamente, ogni giorno che passa ci viene richiesto di più per la nostra “solita” spesa… ma quanta morte precoce, dolore senile ed insanità ci portiamo a casa a prezzi sempre più esorbitanti? Certo, loro vendono e ricorrono ad ogni trucco lecito ed illecito per farlo, ma siamo noi a comprare, siamo noi a farci quotidianamente abbindolare come una massa di pesci intorno all’esca.

 Nessuno ci educa ad una consapevolezza alimentare, del pericolo insito nei formaggi, nei latticini, soprattutto in quelli “moderni” e trattati industrialmente.

Nessuno ci ha educati a vivere sostenibilmente e compatibilmente, dovrebbe essere materia scolastica, eppure nessuno ci ha detto, e ci dice, quanto male possa farci il “magico WI-FI”.

Ci hanno solamente indotti a divenire consumatori compulsivi e possibilmente ignoranti… e molti, troppi, anche di fronte all’evidenza continuano a permetterglielo… in fondo siamo noi a mantenere in vita i vampiri. Basterebbe negargli il nostro sangue ed esporli alla luce del sole per vederli morire… almeno iniziare a provarci, anche se è difficile sfuggire completamente al meccanismo (sono molto bravi ad inventare comode “alternative” a perzzi ragionevoli … acquistabili anche a rate!)

Sono solo esempi di come ci ingannino facendoci pagare a dismisura le cause della nostra carenza di salute e la certezza del dolore che affliggerà la nostra vecchiaia. E di come e quanto noi permettiamo loro di farlo.

Sino al falso assoluto della durata della vita in aumento. In queste statistiche, parlando degli anni dietro alle nostre spalle, soprattutto dei secoli passati si inseriscono anche i decessi avvenuti per le guerre e l’altissima incidenza della mortalità infantile… qualsiasi statistico serio potrà testimoniarlo e quindi quando si dichiara che la vita media è salita si mente. I sopravvissuti alle guerre, alla falcidia della mortalità infantile vivevano a lungo, sani… gli ottantenni erano la normalità.

Sino alla certezza scientifica, che nel neolitico la razza umana, pur funestata da questi aspetti di Sora Morte, le guerre, appunto, e la mortalità alla nascita e per parto, i nostri avi fossero più sani, più robusti, più adatti e morissero prevalentemente con i loro denti. Per dire…

 Le razze longeve nei nostri tempi, non a caso, vivono lontane dalle farmacie e dalla modernità e dai supermercati.

 Tornando a noi, persino io, che compro biologico, vegano e possibilmente equo, italiano ed a Km. 0 … beh, quotidianamente corro il rischio di portarmi a casa la mia dose di “morte”.

Tutti, chi più chi meno, sorridono di fronte ai maniaci del biologico, del sano, veniamo spesso considerati dei fissati, ma forse al di là dei toni a volte ieratici e in parte fideistici, sarebbe il caso che iniziassimo tutti ad occuparcene, e forse, allora ci renderemmo conto che fra modernità e progresso c’è differenza… che fra evoluzione e consumo vi è un abisso e che non necessariamente questo sistema fa il meglio possibile per noi… anzi, non lo fa affatto! In fondo, un granello di sabbia negli ingranaggi potrebbe fermare la macchina… basterebbe farlo e ci stupirebbe constatare quanto costoro dipendano da noi.

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Il grande inganno della medicina ufficiale contro le piante curative

(Ed eccovi il terzo articolo, promessovi, estrapolato sempre dalla Dolce Vita, ottima rivista. Come sapete, se no ve lo diciamo ora, DecreTentO funziona come contenitore e come creatore di contenuti originali. Una scelta legata all’idea di darvi una informazione, il più possibile, completa sugli argomenti che trattiamo. saremo sempre qui, umilmente, a ricordarvi che “un altro mondo è possibile”, partendo dalla realtà che ci circonda. La politica ha altri compiti, che noi riconosciamo importanti, ma qui, si parlerà d’altro: di scelte di vita, di compassione, di pratiche virtuose e decrescenti, di legalità come scelta di fondo e come pratica quotidiana, di economia per il cittadino … e dell’essere umano nella sua complessità spirituale. Svolgeremo bene la nostra mission? Il vostro scribacchino preferito è convinto che sì, ma sarete sempre e solo voi a giudicarlo. Sappiate comunque che quello che vi proporremo, non sarà, la modificazione immaginaria e superficiale o la moralizzazione sommaria di questo sistema, ma il suo cambiamento, profondo, radicale.  Per   noi, per quanto pochi ed impotenti di fronte alla Crudeltà Sistemica questa è l’unica opzione possibile per salvare il pianeta)

antibiotici-antibiotico

Il sistema dominante della medicina occidentale si basa su due capisaldi: ricerca e brevetto. La ricerca è sempre meno in mano alle Università e sempre più gestita da un manipolo di grandi industrie transnazionali, le cosiddette big pharma. Il brevetto è ciò che consente di fare profitto alle industrie del farmaco riservando loro l’esclusiva sulla commercializzazione di determinati principi attivi. A vigilare sul processo sono degli enti pubblici che in realtà sempre meno pubblici: quello europeo si chiama EMA (European Medicines Agency) ed il suo bilancio è finanziato all’80% dalle stesse aziende del farmaco. Una situazione che ne compromette l’indipendenza, come evidenziato anche dal Parlamento Europeo che nel 2014 ha approvato un documento in cui chiede che l’EMA sia ristrutturata e resa indipendente dalle Big Pharma.

Lo scorso anno le 10 aziende farmaceutiche più grandi del mondo hanno fatturato complessivamente 305 miliardi di dollari. Una somma che equivale al Pil di un medio stato europeo, tipo la Danimarca o la Svizzera. Proventi enormi basati anche sull’attività di lobby verso gli enti del farmaco nazionali e sovranazionali, come l’EMA o l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Queste attività di pressione non hanno come unico fine quello di vedersi approvare determinati farmaci da immettere sul mercato, ma anche quello di impedire che le persone possano curarsi da sole, traendo le proprie cure direttamente da quelle stesse piante da cui le multinazionali estraggono il principio attivo che confezionano e rivendono a caro prezzo. Se ciò fosse permesso crollerebbe il sistema che hanno costruito.

È una storia che ha le sue radici negli anni ’30. All’epoca l’industria farmaceutica scoprì le medicine sintetiche, producibili isolando principi attivi differenti, e abbandonò quelle di derivazione naturale che erano prodotte attraverso la cannabis, la coca, l’oppio, e molte altre piante. Non che le nuove medicine sintetiche funzionassero particolarmente meglio nel curare l’insonnia (per cui si usavano estratti leggeri di oppio o morfina) o il mal di denti (per il quale si usava la coca), ma permettevano profitti enormemente più elevati. Le piante non erano brevettabili, i farmaci di sintesi sì.

Di lì a poco cannabis, oppio e coca divennero illegali. Droga la cui detenzione è punita con l’arresto. E lo stesso accadde anche per quasi tutte le piante officinali, protette da normative atte a impedirne la libera coltivazione e circolazione. L’Italia fu tra i primi paesi ad adeguarsi alle nuove esigenze del capitalismo farmaceutico. Anno 1931, il decreto Regio n. 99 del 6 gennaio prescrive: «Solo l’erborista diplomato è autorizzato a coltivare e raccogliere piante officinali indigene ed esotiche e a produrne preparati industriali», lo stesso decreto vietò inoltre la «vendita al minuto» delle piante officinali. Da allora i preparati possono essere commerciati, ma non le piante.

Questo decreto è in vigore ancora oggi, a 85 anni di distanza, con poche modifiche. Alcune migliorative (per alcune piante officinali è oggi ammesso il commercio) altre peggiorative. Come la circolare che nel 1981 ha limitato ulteriormente la diffusione di oltre 50 piante officinali (anche di uso comune come l’Aloe o la Valeriana) i cui estratti e preparati galenici debbono essere sottoposti alle normative sui farmaci e venduti esclusivamente in farmacia.

Piante che per millenni sono state parte della cultura popolare e della farmacia naturale delle famiglie vengono così vietate per legge e confinate all’interno dei presidi medici. Il messaggio è chiaro: la medicina ufficiale è solo una e chi non si adegua è un ignorante che rifiuta il progresso. La cura dell’orzaiolo strofinando sulla palpebra una foglia di Sambuco finisce nell’albo impolverato dei “rimedi della nonna”. Il progresso dice che per l’orzaiolo, se in tre giorni non passa da sé, serve un ciclo di Eritrocina. Anzi, Eritrocina®. Un antibiotico da banco, 6 euro a scatola, con una pagina intera di possibili effetti collaterali che includono allucinazioni, attacchi epilettici e aritmie cardiache.

Più che dalle malattie rare o particolarmente gravi, il grosso dei ricavi delle multinazionali del farmaco viene da prodotti di questo tipo. Sintesi brevettate che servono per curare piccoli stati di disagio per i quali esistono da sempre rimedi naturali efficaci al 100%. Talmente precisi nelle conoscenze tramandate oralmente di generazione in generazione, o studiate approfonditamente da medici vissuti secoli fa, da essere confermate ogni qual volta in cui una ricerca scientifica indipendente si prenda la briga di studiarle.

È il caso della Maca, la pianta peruviana che gli Inca utilizzavano per aiutare la fertilità nell’uomo e regolare il ciclo nelle donne. Virtù confermate dalla scienza al punto che oggi la maggior parte dei medicinali di farmacia contro l’infertilità ne contiene gli estratti. O della Perilla, le cui straordinarie qualità antiallergiche sono state recentemente confermate da una ricerca dell’Università di Granada

In alcuni casi la menzogna della medicina convenzionale si è spinta ad estremi che in nome del profitto hanno compromesso milioni di persone. Come è successo per la malaria in Africa. Il potente antibiotico che viene utilizzato per curarla si chiama Artemisinina, è prodotto dalla multinazionale farmaceutica Novartis e un singolo ciclo di cura costa tra i 20 e i 50 euro. Costi insostenibili per i sistemi sanitari pubblici dei Paesi africani, al punto che milioni di ammalati rimangono senza cure. Ma l’Artemisinina altro non è che un estratto brevettato dell’Artemisia Annua, una pianta che cresce spontaneamente in buona parte del mondo. Ebbene, ricerche indipendenti hanno mostrato come i decotti delle foglie di Artemisia Annua abbiano qualità antimalariche addirittura maggiori dell’antibiotico. Un vaso di Artemisia, dal costo di pochi centesimi, potrebbe bastare per una famiglia. Negli ultimi anni diverse Ong hanno iniziato progetti per la coltivazione e l’utilizzo dell’Artemisia Annua nei paesi dell’Africa Sub-sahariana con risultati eccellenti. Tuttavia ad oggi l’OMS continua a riconoscere solo l’antibiotico prodotto dalla Novartis come farmaco efficace e non la pianta allo stato naturale.

I capisaldi del sistema medico sono ricerca e brevetto, dicevamo. A questi due in realtà deve esserne aggiunto un terzo: la standardizzazione, cioè la tendenza propria della medicina occidentale a ritenere che le medicine naturali abbiano la dignità di farmaci veri e propri solo quando riproducibili in dosi sempre uguali tra di loro e con la stessa quantità di principi attivi. Può sembrare una ragione di buon senso, ma per i farmaci tratti dalle piante è in realtà il principio ideologico su cui si basa la proibizione. Quello che sta succedendo nel mondo della cannabis terapeutica ne è l’esempio perfetto.

La ricerca ha ormai dimostrato come la cannabis sia estremamente efficace contro una lunga serie di disturbi e malattie, dall’ansia all’insonnia, passando per l’Alzheimer e i dolori cronici. Una pianta di cannabis potrebbe bastare ad un malato per mesi. Eppure i malati non possono coltivarla, devono acquistarne le versioni commercializzate dalle aziende farmaceutiche a prezzi che superano i 20 euro al grammo. Tutto questo nel nome della necessità di avere prodotti “standardizzati”. Solo trasformando la cannabis in un vero presidio farmaceutico, dicono, si garantisce un prodotto sempre uguale, con quantità sempre uguali di Thc e Cbd in ogni infiorescenza. Peccato che la “standardizzazione” della cannabis si basi sulla misurazione degli unici due principi attivi dei quali la scienza ha capito qualcosa: Thc e Cbd, appunto. Ma la pianta allo stato naturale ne contiene almeno 110, e nessuno sa con precisione a cosa servano gli altri 108, né alcuna casa farmaceutica ne misura presenza. Ciò che è importante è solo far passare il principio che anche la cannabis, ora che sta finalmente uscendo dall’oscurantismo proibizionista, deve essere trattata come un farmaco: studiata, sintetizzata, brevettata, messa in scatola e venduta a caro prezzo. Se i malati la coltivassero da soli il sistema crollerebbe.

Autore: Andrea Legni

Giornalista professionista, vive a Bologna dove lavora insieme al gruppo media indipendente SMK Videofactory. Ha scritto e realizzato video-inchieste per Il Corriere della Sera, La Repubblica, Altreconomia ed altri. Come documentarista ha realizzato le inchieste “Kosovo vs Kosovo” e “Quale Petrolio?”. E’ caporedattore web di Dolce Vita Magazine.

estrapolato da Dolce Vita

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Piante curative: la via della conoscenza in opposizione a divieti e censure

(Questo è il secondo articolo promessovi, sempre dalla rivista on line Dolce Vita a cura di  Pianteinnovative.it , il vostro scrivano ignorante lo ha trovato molto interessante, istruttivo persino. Certo occorre un “punto di vista” un poco differente da quello del Sistema, ma suvvia siamo qui per questo … non credete)

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«Ha da accendere?» «No, non fumo». Quante volte abbiamo sentito questa risposta che limita la sfera del fuoco al solo fumare. Eppure il fuoco è un elemento trasformatore il cui governo ci ha permesso di sopravvivere, imparare ed evolvere. La leggenda vuole che il fuoco venga sottratto agli Dei e consegnato agli uomini grazie a una prodezza di Prometeo, pagata poi a caro prezzo dall’eroe stesso. Ma cos’è che viene consegnato insieme al fuoco? La conoscenza, o meglio il potere di conoscere e trasformare le cose che ci circondano, di cucinarle, e di utilizzarle, un segno di libertà dalle leggi della natura che apre la strada alla ricerca. Dal legno quale carburante al cibo-medicina, dai rituali propiziatori alle formule chimiche il fattore che accomuna molte realtà di tradizione, arte e scienza sono proprio le piante. Continua a leggere

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Quelle piante che fanno bene ma sono osteggiate da chi governa

(Il vostro blog preferito vi delizierà, da oggi, con una serie di articoli (questo primo di Marco Cedolin) sulle erbe, le loro potenzialità e sui pretesti di Big Pharma per nascondere, occultare e seppellire l’antica cultura sapienziale popolare e femminile delle erbe, appunto … Questo ovviamente e sempre in nome del massimo profitto e del Sistema, così come lo intende la filosofia liberista e neo-modernista. A tratti, questo vostro ignorantissimo scrivano si domanda se sia poi così apprezzabile la filosofia che sorregge la nostra visione di mondo … certo la medicina, ma il racconto che ce ne fanno è poi così veritiero?)

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Potrebbe sembrare un paradosso o un cortocircuito logico, ma in realtà esistono un’infinità di piante in grado di curare le patologie che ci affliggono, come e spesso meglio di quanto non facciano i farmaci sintetici tradizionali, ma la loro coltivazione, commercializzazione e diffusione è in varia misura vietata o limitata dai governi nazionali e sovranazionali in quanto potrebbe nuocere ai profitti delle multinazionali farmaceutiche. Le più note sono la cannabis e la stevia, al cui riguardo esiste un’ampia letteratura scientifica che ne comprova le qualità, ma accanto ad esse se ne possono annoverare molte altre dalle proprietà non certo meno sorprendenti.

L’Artemisia Annua, originaria della Cina e criminalizzata dall’industria farmaceutica fino al punto che l’OMS dal 1995 raccomanda ai governi del mondo di non diffonderla alla popolazione, è un potente antibiotico che può essere usato contro la malaria e funziona molto meglio di quelli costosi che vengono venduti dalle multinazionali, dal momento che a differenza dei farmaci non riduce le difese immunitarie dell’organismo e al contrario vanta anche interessanti proprietà antitumorali. Continua a leggere

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RIPARTIAMO E RILANCIAMO … FACENDO, ANCORA E NONOSTANTE TUTTO

ASSOCIAZIONE CURSA, ve ne sarete accorti, si è un poco Inabissata. C’è una ragione a questo, pur senza pietire, annoiarvi e piangere … è la partecipazione. Siamo rimasti in pochi. Come spesso accade le chiacchiere superano di gran lunga l’impegno, coloro che sono realmente disposti a metterci la faccia sono pochi. Non staremo qui a pietire, ma dobbiamo fare i conti con la realtà.

Messi come siamo abbiamo oggettiva difficoltà a mantenere gli impegni “esterni” che , pure, riteniamo così importanti. Noi restiamo, continueremo il nostro impegno, ma esso sarà, per ora, solo virtuale. Rilanceremo le nostre tematiche , a partire da oggi, ma lo faremo dal mondo virtuale, perchè questo è quello che possiamo fare … e quindi lo faremo, per lo stesso motivo che ci ha portati sin qui.

Rilanciamo, quindi il nostro impegno a partire da una iniziativa sull’economia che è iniziata con la conferenza che vi alleghiamo più sotto tenutasi a Codogno in collaborazione con la L.U.B (Libera Università della Bassa Lodigiana)il 24 Novembre 2016 con relazione del Dr Pezzotta e la partecipazione del Prof. Patisso. Questa iniziativa avrà un seguito in 5 lezioni di economia che si terranno a cura di Epic ed Associazione Cursa … con il patrocinio de il Movimento R-evoluzione, del gruppo dei Compagni di Convergenza Saocialista di Codogno, dei Gruppi di Acquisto Popolare.

Confidiamo nella partecipazione di molti e rilanciamo con questa iniziativa e garantendo l’aggiornamento puntuale di questo stesso blog l’attività dell’ASSOCIAZIONE CURSA.

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L’HYPOCRITE

finestra II

DI GIANDIEGO

È davvero difficile capire come l’essere umano, nelle sue, manifestazioni collettive e nel pensiero che le sottende non riesca in alcun modo ad introdurre realmente la sete di cambiamento che a parole manifesta.

Ha qualche cosa a che fare con l’ipocrisia, ma nemmeno questa definizione, per quanto forte e marcata, riesce precisamente a definirne i contorni. La rassegnazione e la manipolazione del potere vi hanno gioco, ma non bastano nemmeno loro.

Vi è costante differenza fra le speranze e le necessità interiori e la manifestazione del proprio pubblico. Vi è una forma deteriore di adeguamento al ritmo all’onda, al sistema.

Noi mettiamo in discussione la struttura ecclesiale, abbiamo forme di fede assolutamente personalizzate, ma betteziamo e comunichiamo i nostri figli per inerzia e forma … difendiamo la scuola pubblica ma , potendo, mandiamo i nostri figli alle private. Aborriamo il sistema ma riempiamo le piazze vestiti a festa ed acconciati secondo Norma. Difendiamo di fatto la normalità, inconsapevolmente, ma costantemente ogni volta che ci troviamo individualmente e personalmente di fronte al diverso vero … non a quello formale.

Siamo connessi, in rete e cogliamo il suo divenire, spesso condividendo anche “visioni differenti ed asistemiche”, ma poi confluiamo fedeli davanti al video, preferendo magari quel che ci viene venduto come “critico”, ma ingrassando di fatto il sistema. Così come poi riempiamo le piazze di leader improvvissati e Masanielli 2.0, che vivono vite da miliardari.

Vestiamo alla moda, cerchiamo il capo “carino”, ci prepariamo per essere accettabili, ci arrendiamo al sistema ed alla sua struttura, accettiamo la tecnologia modaiola e le sue follie. Viviamo da occidentali, non vedendo affatto un’alternativa, nelle pratiche quotidiane, a questo modo di vivere. Deridiamo il vegano di turno, sbialnciandoci in considerazioni conformiste sulla natura umana e sul rapporto naturale.

Difendiamo l’omosessuale, ma nell’intimo aborriamo il transessuale chiassoso e il culattone molesto. Arriviamo a preoccuparci delle invasioni migranti, perchè non siamo razzisti, ma… Scordandoci l’uno, il tutto, la condivisione e l’orizzontalità. Ci indignamo per il femminicidio, ma manteniamo rapporti normalizzati con le nostre donne ed al contrario perliamo di forme di sensibilità e particolarità femminile, ma accettiamo ruolo e funzione sociale, ma soprattutto il modello di consumo, adeguandoci al “sentire” di una società squisitamente maschile.

Lo abbiamo sempre fatto e non a caso, nella realtà, non è cambiato realmente molto, anzi quasi nulla.

I rapporti di potere fra gli umani sono rimasti invariati, nei secoli, così come quellioi fra i viventi. Noi ci curiamo di loro, sterminandoli e dichiariamo normale, giusto e naturale il farlo.

Stigmatizziamo il sistema , ma accettiamo e ri-perpetuiamo la competizione, la verticalità il dominio del forte. Il concetto maschile, occidentale … arturiano e lo chiamiamo normalità, definendo impossibile qualsiasi forma alternativa.

Anche gli intellettuali, cosiddetti, progressisti, di arrendono di fronte a quella che viene definita Natura Umana, vissuta e definita come non modificabile e sostanziale.

Nella pratica parliamo di cambiamento, ma viviamo la normalità. Quasi senza accorgercene e non a caso neghiamo il fatto, anzi ci offendiamo se ce lo fanno notare. Rifugiandoci però nella nostra normalità casalinga, con rapporti delineati e soliti.

Negli anni sessanta e settanta, che definiremo dell’intuizione. Si era compreso in molte aree come il cambiamento passasse dall’uomo, dalla persona … dai rapporti fra le persone. Come la discussione non dovesse essere sulla forma del potere, non solamente, quantomeno, ma sul potere stesso e sulla sua qualità.

Questa consapevolezza però venne spesso derisa, il più delle volte definita secondaria, rispetto al piano economico e squisitamente politico, senza mai comprendere veramente quanto fosse impossibile che un umano impregnato di vecchia filosofia potesse davvero produrre nuovi sistemi d’organizzazione, senza ri-perpetuare internamente a questi rapporti le vessazioni, le prevaricazioni, la verticalità di sempre, inficiandoli quindi e privandoli d’ogni significato.

Su questo fronte i fallimenti, anche di portata storica e mondiale, anche profondamente radicati in quella che chiamammo politica o alternativa.

Non siamo realmente disposti a discutere il nostro modello di vita. Il che sarebbe, per altro, la risposta migliore alla condizione dissestata di questo pianeta e sarebbe anche un primo vero passo verso il cambiamento. Parliamo di accoglienza , ma non delle ragioni che l’hanno attualizzata e resa indispensabile. Ma quand’anche si affronti la tematica, con tutta la retorica e l’ipocrisia del caso, si parla d’altri, d’un occidente indeterminato, generalmente anglosassone, lontano da noi e dalle nostre personali responsabilità. Mentre facciamo la terza doccia giornaliera, alzando la temperatura del nostro riscaldamento o sistemando il condizionamento d’aria. O parlando attraverso i nostri computer riempiti di terre rare e componenti in leghe speciali, derubate ai paesi terzi. Un discorso a parte poi per coloro che non si riconosceranno in questo scritto, pensando di sé “Sì certo, ma non io!” … continuando poi la propria vita nel sistema.

si ringrazia foto(di)vagando per la foto

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