LA CASA PIEGHEVOLE MADE IN ITALY CHE SI COSTRUISCE IN 6 ORE (VIDEO)

(Sono qui … il vostro scribacchino preferito è tornato. Pensate sono ancora qui a narrarvi storia di “decrescita” , di “compatibilità”, di “risparmio energetico” … di un modo differente di “concepire ” quello che ci circonda. Persino la tecnologia, persino il progresso. Idee! Sono quelle le cose che muovono, che cambiano il mondo … Le buone poi possono anche creare svolte nel modo di concepire la civiltà. Questa è un’idea buona, riproducibile, trasportabile … un punto di vista differente … e noi ve lo proponiamo)

Una casa che si può costruire in appena 6 ore che costa appena 28mila euro per circa 27 mq. Una creazione in legno tutta italiana firmata dall’architetto Renato Vidal.

Pensata come alternativa alle tradizionali case in cemento, si chiama M.A.Di. (Modulo Abitativo Dispiegabile). È letteralmente ripiegata su se stessa ma una volta aperta diventa un’abitazione dotata di tutti i comfort con un occhio alla sostenibilità.

Bastano tre persone per realizzarla in appena 6 ore. Una volta sul posto, infatti, M.A.Di. può essere appoggiata anche senza fondamenta. La sua struttura può essere assemblata per essere offgrid, completamente autosufficiente grazie all’aggiunta di pannelli solari, fotovoltaici, sistemi di acque grigie e illuminazione a LED.

“Le strutture M.A.DI. non consumano territorio perché non necessitano di fondazioni e, venuto meno l’uso, possono essere ripiegate e trasferite in altro luogo o semplicemente impilate in un deposito pronte per un nuovo utilizzo; l’ancoraggio è comunque assicurato da un innovativo, invisibile ed ecologico sistema di fondazione a vite. Nella versione standard vengono prodotte in classe energetica B ma, se richiesto dal committente, possono essere facilmente portate ad una classe A e superiore. L’aggiunta di pannelli solari può rendere le strutture M.A.DI. energeticamente autonome. Le uniche veramente rimovibili, recuperabili e riutilizzabili al 100% e che s’installano senza deturpare l’ambiente ma semplicemente entrando in simbiosi con esso” spiega Vidal sul sito ufficiale.

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La casa è abitabile in un paio di giorni, riducendo anche i costi di gestione e di cantiere ed è possibile averne di diverse dimensioni, anche affiancando vari moduli. Ne esistono diversi in base alle esigenze: si va dai 27 mq al cosiddetto modulo doppio Young, formato da due parti di circa 56mq, al Modulo triplo – Family composto da 3 parti con le dimensioni interne nette di circa 84 mq.

Secondo i suoi ideatori si tratta di una delle soluzioni abitative più rivoluzionarie presenti oggi sul mercato:

“Una struttura M.A.DI. cresce, cambia, si sposta. Ambienti sani, sicuri, accoglienti e personalizzabili in base alle proprie esigenze. Il calore del legno, la tecnologia e la salubrità degli ambienti sono alcune caratteristiche essenziali del comfort abitativo. Una struttura a zero impatto ambientale, al passo con i tempi e ideale per una generazione in costante movimento e mutamento. M.A.DI. ti offre la libertà di disporre in poche ore di una struttura temporanea nel luogo dove si desidera o di una casa permanente posta su un terreno edificabile di proprietà; di personalizzare e dimensionare la struttura in base alle proprie necessità e disponibilità finanziarie”.

Francesca Mancuso

 

 

Articolo estrapolato da Green Me.it

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Food Coop: il docu-film che cambia il modo di vendere e comprare

Come si può risparmiare gestendo in prima persona, con modalità cooperative nel significato vero del termine, il reperimento, la vendita e l’acquisto dei prodotti? In un certo senso si riscoprono valori distorti nel tempo: è quanto ci racconta Food Coop il docu-film di Thomas Boothe.

Food Coop: il docu-film che cambia il modo di vendere e comprare

Nel 1973 a New York nasce un supermercato, il Park Slope Food Coop, gestito totalmente dai clienti-soci, impegnati in prima persona nel lavoro di organizzazione e di sviluppo del progetto. I soci, cioè, sono anche impiegati come magazzinieri, operai, contabili, commessi, con un tot di 3 ore mensili che devono obbligatoriamente prestare all’interno del negozio. Si tratta di una vera e propria rivoluzione e i vantaggi sono molteplici: minori costi e, di conseguenza, prezzi più bassi, qualità dei prodotti maggiormente garantita, tracciabilità e trasparenza dal produttore al cliente finale, maggiore equità per i fornitori. Al momento, il punto vendita di Brooklyn coinvolge migliaia di soci cui è affidata la maggior parte del lavoro ma vi sono anche impiegati regolarmente stipendiati dalla cooperativa. La quota annuale per essere soci è di circa 100 euro e viene reinvestita nel progetto stesso.

Thomas Boothe, regista del film Food Coop, ci racconta con il suo lavoro dettagliatissimo questa esperienza che sta ormai ispirando molti paesi anche in Europa. Egli stesso ha ripetuto l’esperienza di Brooklyn creando, dopo il film, un supermercato cooperativo a Parigi, dove vive.

Boothe incontra le persone, una per una, parla con loro, ci fa la spesa insieme e le segue poi nel loro viaggio verso casa. Alcune volte si tratta di viaggi lunghissimi, da un capo all’altro della città, con i mezzi pubblici e a piedi, magari a sera tardi e dopo una giornata di lavoro. E’ come se la dimensione personale fosse il vero focus di questo film e l’esistenza del supermercato solo il pretesto per il racconto delle vite che ci girano attorno o, meglio, ci entrano dentro. C’è la vita delle coppie che fanno i conti a fine mese e i soldi non bastano ma, scontrini alla mano, con la cooperativa, riescono a risparmiare il 40 per cento rispetto a un normale supermercato. Ci sono i soci che trovano nella coop una nuova dimensione di socialità e ne escono diversi, nuovi, più contenti: riuscire a trovare il cibo che cerchi, discuterne con gli altri, scambiarsi le ricette, essere direttamente responsabili in prima persona di un progetto comune, ti cambia.

D’altra parte, sappiamo bene che la dimensione e la natura stessa di un sistema come quello del supermercato non ha al centro la persona ma il prodotto: che deve costare meno possibile a un consumatore veloce, distratto, poco interessato a ciò che mette nel carrello, non importa cosa ci sia dietro in termini di qualità dei prodotti e di costi umani e ambientali. Né importa quanti siano i passaggi del cibo per arrivare sugli scaffali del supermercato, finalmente disponibile ai clienti finali. Soltanto chi ha la possibilità economica, in alcune zone degli Stati Uniti, come viene evidenziato bene nel film, riesce a nutrirsi di cibo fresco e di buona qualità, di verdure e frutta di stagione, di cereali non conservati né trattati. I prodotti industriali la fanno da padrone e in molti quartieri non c’è scelta: o il grande mall o niente.

Il film ascolta i soci mentre lavorano tra gli scaffali: insegnanti, registi, artisti, psicologi, operai, coppie che si ritrovano insieme a parlare scaricando la merce. Non ci sono divisioni sociali o differenze tra loro: il desiderio di accedere a un cibo buono, fresco ed equo è qualcosa che accomuna tutti. Si tratta di un modo per prendersi le proprie responsabilità sul cibo che mangiamo senza delegare ad altri le nostre scelte e fornendo alla cooperativa, senza barare, il proprio tempo con regole ed orari da rispettare, pena l’esclusione dal progetto.

Si tratta di iniziare a immaginare un modello nuovo, pur con tutte le difficoltà, imperfezioni o contraddizioni legate all’idea stessa di supermercato. Un modello che recuperi la persona e le sue necessità.

Anche in Italia esiste un progetto simile che a Bologna sta prendendo vita.

Ne parliamo con Giovanni Notarangelo, tra i responsabili del progetto, che ci dice che la strada è ancora in salita ma che i soci cominciano ad arrivare, almeno formalmente. Si prevede di riuscire a partire nel 2018 anche se, dice, è necessario fare le cose con calma perché il progetto poggi e si sviluppi su basi solide.

Quante persone al momento hanno aderito al progetto per l’ emporio di comunità?

Al momento la cooperativa deve essere ancora costituita ma lo statuto è stato definito e abbiamo raccolto circa 200 adesioni ma ne stanno arrivando altre. C’è riscontro e molte persone si dicono pronte a partecipare. Il film ci sta aiutando a far conoscere il progetto e c’è entusiasmo e interesse.

Cosa c’è al centro del progetto?

L’obiettivo principale non è il prezzo più basso come molti pensano ma, piuttosto, vogliamo valorizzare il fatto che intorno a questa iniziativa possono nascere molti aspetti positivi di socialità e percorsi possibili per le persone. Si può immaginare un nuovo protagonismo per il cittadino.

Che numero di soci vi siete prefissi di raggiungere? E con quale quota?

Tra i 300 e i 500 soci per iniziare. La quota non è fissa ma una tantum e l’abbiamo fissata, per iniziare a minimo 125 euro, lasciando la possibilità a chi può versare di più. I soci dovranno essere persone attive e non semplici simpatizzanti del progetto.

Riguardo agli spazi?

Ci servirà uno spazio piuttosto grande di almeno 200 metri quadri e questo significa, volendo affittare uno spazio da privati, fare un passo impegnativo. Un’altra idea può essere quella di iniziare in un posto anche più piccolo e poi ingrandirci in seguito. Al momento ci stiamo lavorando e stiamo cercando spazi anche non commerciali, in comodato d’uso o con un affitto calmierato. Stiamo inziando a lavorare anche sui prodotti e i produttori ma anche alle iniziative extra legate alla cultura e la socialità dei cittadini.  Non solo, quindi,  consumo ma le persone al centro della cooperativa.

articolo estrapolato dal blog “Il Cambiamento”

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LETTERA APERTA SUL LODIGIANO

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di giandiego

Le statistiche ci consegnano la verità matematica di un Lodigiano con una incidenza tumorale maggiore persino della Terra dei Fuochi, ma il silenzio ipocrita di un racconto, condiviso, super partes e sotto ogni bandiera, fatto di terra nostra, sana , ubertosa e vivificante … accoglie questa verità.

Mentre l’area grigia di retro sagrestia, interpretata di volta in volta dalle diverse finte fazioni che la contraddistinguono, oggi con la Lega, ci prospetta un futuro privatizzato e finanziario anche per la sanità.

Silenzio e mistificazione … la verità è altra.

Un’agricoltura fondata sula chimica, un effetto ombrello che ci regala molto del PM10, il PM5 ed il PM2,5 milanese, acque contaminatee trascurate, i residui mai sanificati di un passato industriale e nucleare fortemente inquinante, una logistica selvaggia che aumenta a dismisura la mole di traffico che attraversa il territorio, Un Grande Fiume lasciato in un angolo e mai veramente valorizzato, sino ai treni pendolari a gasolio sulla tratta Cremona -Pavia.

La sensibilità ecologica e la cultura del biologico, per quanto finta e di maniera possa essere in questo sistema, per modaiola che sia, non ci tocca se non di striscio, preferendo il pavese ed il Piacentino per esprimersi al meglio.

Il silenzio delle istituzioni, dell’associazionismo del volontariato … dei giornali locali di riferimento, dell’onnipotente (nel lodigiano) area curiale è tremendamente rumoroso ed ha l’odore della dimenticanza, della condanna ad essere dependance di una ex provincia più importante, sia essa la Cremona-Pavia piuttosto che la grande Milano. Continua a leggere

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ARGINARE LE PRIVATIZZAZIONI? UN IMPEGNO, MA LE PAROLE NON BASTANO

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di giandiego

La teoria del complotto ha prodotto, è vero, affermazioni molto sconcertanti, a volte eccessive e fantasiose, ma è difficile trovare un nome diverso per quello che l’asse Formigoni-Maroni sta perpetrando a danno della Sanità e del Welfare Lombardo. Per ora il fenomeno è regionale, come la proposta, ma si sa, la Lombardia è, come la Sicilia per altri aspetti, laboratorio alchemico, banco di prova.

A questo si uniscano i pruriti autonomisti-indipendentisti dell’attuale interprete principale (e del suo staff o giunta che dir si voglia) ed una brutta controriforma … ampiamente fuori dai limiti della costituzionalità, unicamente tesa all’affermazione del privato a danno (procurato ed evidente) del pubblico diventa una mina vagante pericolosissima. Un precedente dannoso ed incivile.

La sostanza della deforma cancella i pilastri fondativi della Riforma Sanitaria n.833 del ’78, che già, per molti aspetti liberava le mani al privato. Non è un caso che l’Ordine lombardo dei medici … e Medicina Democratica siano insorti opponendosi in modo totale e frontale a questo obbrobrio privatistico … e si badi se per la seconda la difesa del pubblico è quasi ovvia non lo è affatto per le associazioni di categoria, soprattutto per L’Ordine.

La riforma è volutamente complessa, burocratizzata, spersonalizzata ed in ultimissima analisi cinica. In cosa consiste?

Al proposito cito, testualmente, un articolo di Agnoletto sul suo blog de IlFatto Quotidiano :

La vicenda riguarda, secondo le stime della Regione,circa 3.350.000 cittadini pazienti cronici e fragili che sono stati suddivisi in tre livelli a seconda della gravità della loro condizione clinica. Costoro riceveranno in autunno una lettera attraverso la quale la Regione li inviterà a scegliersi un gestore (la delibera usa proprio questo termine) al quale affidare, attraverso un Patto di Cura, un atto formale con validità giuridica, la gestione della propria salute. Il gestore potrà essere loro consigliato dal medico di base o scelto autonomamente da uno specifico elenco. Il gestore, seguendo gli indirizzi dettati dalla Regione, predisporrà il Piano di Assistenza Individuale (Pai) prevedendo le visite, gli esami e gli interventi ritenuti da lui necessari; “il medico di medicina generale (Mmg) può eventualmente integrare il Pai, provvedendo a darne informativa al Gestore, ma non modificarlo essendo il Pai in capo al Gestore”.

Ovviamente c’è un risvolto finanziario, sarebbe stato molto strano che non ci fosse, come si giustificherebbe altrimenti tutto questo sforzo? A che pro? La regione ha individuato 65 malattie croniche per le quali al gestore verrà versato un corrispettivo economico, predeterminato, secondo la patologia segnalata dalla persona assistita.

Se (attenzione all’inghippo ed alla trappola ed è solo il più evidente)il gestore dovesse, ovviamente per oculatezza e lungimiranza, spendere meno di quanto assegnatogli, potrà trattenerlo ed , eventualmente, dividerlo con il Ming che ha creato il contatto.

Un invito palese, smaccato, indecente alla speculazione. Un assist senza vergogna agli amici degli amici … ai professionisti conclamati del terzo settore, ai santoni dell’assistenzialismo a fini di lucro. Costoro in Lombardia si sono ben pasciuti con Formigoni che ha talmente esagerato da farsi poi beccare con le mani nella marmellata, ora si preparano all’abbuffata con Maroni in pieno stile Neo-Trumpista-Pensiero di Destra, Neo-liberita super partes lombardo.

Lo stile è rimasto, però, quello post-ipocrita da vecchia sacrestia della compagine ciellina. Anche la Lega abbisogna di pretesti e di scuse mistificanti che nutrano il ventre del suo popolo. Per l’occasione si rispolvera la sussidiarietà e l’efficientismo, appellandosi alle attese, alle file … all’inefficienza del pubblico. Omettendo ovviamente le responsabilità annose e prolungate di chi, questo danno indicibile ed incalcolabile, ha volutamente ed artatamente provocato e nutrito, creando i presupposti di un malcontento diffuso ed incontestabile.

Finalizzato all’affossamento del pubblico (ma non si chiamava interesse privato in atto pubblico e non era un reato?)

A questo si unisca una filosofia di fondo, non dichiarata ovviamente, che vede gli ultimi, i fragili, i cronici … come un carico pesante per il sistema, come un danno ed un aggravio cui si rinuncerebbe volentieri … potendo.

Con l’ulteriore aggravante del referendum consultivo sulla pretesa indipendenza del Lombardo-Veneto e con la necessità di smarcarsi dalle leggi dello stato.

Il Medico di medicina generale (Ming) viene quindi privato di ogni ruolo, d’altra parte questa strada era già ben marcata, sostituito da un manager con il cuore di un ragioniere (in chiaro stile europeista questo). La salute viene finanziarizzata, parcellizzata, depersonalizzata … resa business anche per quel poco che di umano ed empatico era rimasto dalla devastazione dei diritti.

Convergenza Socialista di Codogno, Somaglia e della bassa lodigian  segnala con grandissima preoccupazione questo fatto e chiama quel che resta del libero pensiero e della solidarietà umana alla mobilitazione ed alla vigilanza.

Chiede al partito nazionale di prendersi carico della tematica di palese interesse globale, investendone a tutti ilivelli l’Area di Progresso e Civiltà.

Un silenzioso assenso, come d’uso in questi anni sarebbe deleterio. A questo appuntamento chiamiamo tutto ciò che rimane della sinistra vera, ma anche le associazioni dei malati cronici … dei fragili e degli anziani in difficoltà, che più di ogni altro verranno colpiti da queste logiche faslsamente efficientiste e realmente depopolative, a prendere coscienza di questo palese tentativo di distruzione dello Stato Sociale.

Il Trumpismo colpisce primariamente e non a caso la Sanità Pubblica, perchè in essa si manifesta l’ultimo baluardo dell’intervento dello stato su e nel welfare, ma non solo. Questo è il territorio in cui si affermano e si diffondono gli intenti sociali e la visione che si ha del futuro di una nazione.

In Lombardia e nel paese … sinceramente il Pensiero di Destra, che ormai pervade tutta la politica senza alcun rispetto di schieramenti e bandiere, ma che trova la propria esaltazione assoluta nell’azione leghista … ha già prodotto sin troppi danni irreparabili.

Il pensiero liberista, la deregulation selvaggia, la privatizzazione senza coscienza e senza controllo, sono il prodotto finale di questo pensiero … e quando investono la salute non possono che produrre immensi guasti.

Non possiamo tacere … aiutateci ad urlare i diritti umani inalienabili

 

 

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MEDITATE!

Un’altro video di Mauro Scardovelli. Certo nulla di nuovo, per chi, come noi, ha aperto gli occhi. Ma sia chiaro gli occhi non sono mai sufficientemente aperti. Soprattutto, quelle nostre porte di cui Scardovelli parla nella sua lezione. 

La massa critica, deve crescere, non è facile, non è una passeggiata e passa dlla coscienza di sè, dell’UNO e del divino che c’è in noi. Non è bigottismo, ma reaslismo e lucidità. Tutto quel che faremo, diremo e saremo passa dalla nostra coscienza. Tenete gli occhi aperti e l’anima spalancata, siate ribelli ed accettate la vostra eresia … essa è la vostra salvezza.

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CONTINUANDO A PENSARE … per favore

Dopo gli incontri sulle fondamentali questioni economiche tenuti con gli amici di EPIC (Economia Per iI Cittadini) , di Convergenza Socialista, di R-evoluzione e dei GAP (Gruppi di Acquisto Solidale)  a Codogno (Lo) con discreto successo e sicuro interesse.  A noi di Cursa ed al vostro scrivano in particolare piace pensare che l’argomento vi interessi e vi riguardi., Quantomeno noi ne siamo convinti e quindi ci pare cosa buona e giusta presentarvi questa ulteriore Lectio Magistralis tenuta dallo Psicologo Mauro Scardovelli … certo di farvi coasa gradita, ma soprattutto sperando d’esservi utili.

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TERZO INCONTRO

(E siamo a tre … terzo incontro per una Economia per i cittadini. Noi continuiamo, perchè lo riteniamo giusto, doveroso e corretto. Non è facile, perchè la gente, spesso, non si preoccupa delle cose importanti e la partecipazione, in questi tempi d’ipnosi è un bene non smerciabile e quindi pochissimo venduto)

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CENNI SULLA MONETA

(E’ il secondo appuntamento con EPIC sulle questioni dell’economia per i cittadini … si ringraziano Convergenza Socialista, R-evoluzione e i GAP [gruppi di acquisto popolare] per il patrocinio e la partecipazione all’iniziativa])

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I falsi Miti della crisi – Codogno 18-2-2017

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Malattie in libera vendita… e noi paghiamo per averle

Eliotropo e la sua autrice sono nostri amici, un blog fratello, anche se si occupa di altre particolarità che non le nostre tematiche, o quantomeno lo fa, con un “taglio” molto particolare. La sua conduttrice è molto attenta alla sfera spirituale della nostra vita e produce, a tratti, post di notevolissimo spessore, ne abbiamo riportati spesso. in una collaborazione che ormai va avanti da tempo.  Al di là d’una particolarissima sensibilità che si respira in tutto il suo blog, anche negli articoli non originali o linkati, crediamo che nei suoi scritti stia molta della saggezza che riteniamo importante per il mondo. Scegliamo quindi, o meglio sceglie il vostro scribacchino di fiducia, questo post, non nuovissimo estrapolato appunto da Eliotropo per concludere il nostro, parzialissimo viaggio nel mondo delle erbe. Non è specificatamente un articolo tecnico, tutt’altro, ma forse è questo il taglio che preferiamo. Diamo voce all’opinione di Eliotropo quindi, che condividiamo pienamente)

morte(f)

di Rosa Bruno

Beh, prima o dopo, tutti dobbiamo timbrare il cartellino di Sora Morte e per uno spiritualista poi non dovrebbe essere nemmeno causa di grande panico. Forse, essendo occidentali e bianchi, non avremo mai la serenità di un guru o di un nativo americano sull’argomento, ma, molti fra noi hanno acquisito a sufficienza da non averne paura.

 Detto questo, resta grottesco, assurdo ed in qualche modo irridente il fatto di pagare profumatamente il diritto di star male e morire in modo lento e doloroso. Perchè dico questo?

Il pensiero mi è sorto tornando dalla spesa, la mia è, nei limiti del possibile, equa, equilibrata e del tutto priva di sofferenza e morte animale, ogni giorno che passa lo è maggiormente; la consapevolezza è graduale e, passo a passo, si eliminano gli errori e le follie in acquisto, la mia spesa diventa più cosciente di giorno in giorno.

 Però è innegabile che spesso essa dipenda dalla normale distribuzione (anche perchè, per qualche assurdo motivo, fare una spesa consapevole può costare il doppio, se non di più, di una inconsapevole e non sempre questo è giustificabile). 

Anche se di rado (preferisco i negozi ai grandi centri-commerciali), mi capita quindi di essere nei supermercati, e di vedere come siano composte la stragrande maggioranza delle spese che vi si compiono, personalmente, in ogni caso,  spulcio componenti ed ingredienti sulle etichette, ma pochi lo fanno … da quel che vedo, quasi nessuno.

 Quanta insanità compriamo senza rendercene conto? Un non consapevole che si fidi di quella che denominiamo Grande Distribuzione compone la sua spesa di molteplici prodotti fortemente tossici.

Un sistema che, metodicamente ci avvelena o fa di noi clienti perfetti ed a vita per Big Pharma

Questo è vero per quasi tutto quello che, normalmente, compone una spesa tipo, dai detersivi, agli ammorbidenti, alla frutta e verdura trattate con pesticidi e prodotti infami, ai latticini ed alla carne, ai polli allevati a terra ed in realtà gonfiati con gli ormoni… passando per gli oli di palma e vegetali lavorati industrialmente, sino agli abiti ed alle loro colorazioni.

 E questa è solo una enumerazione sommaria e superficiale, che non considera i danni, ingentissimi e permanenti, arrecati all’ambiente o il consumo metodico, folle e suicida delle risorse planetarie fondamentali, che non sono infinite, nonostante le nostre convinzioni; la maggioranza di noi continua a comprare, inconsapevolmente, lasciandosi abbindolare dalle confezioni, dalla pubblicità ingannevole dal racconto di una scienza di parte e strumentale.

 Nessuno ci ha detto, per anni, che gli ammorbidenti erano fortemente tossici, per esempio! Quindi noi li abbiamo odorati, per testarne il profumo, in quelle bottiglie così colorate e sempre più costose, così come abbiamo portato al volto i nostri panni asciugati e, poveri noi, profumati… e sempre con i ringraziamenti del pianeta che ci ospita! Li abbiamo indossati quegli abiti, abbiamo dormito in quelle lenzuola… intossicandoci ed aprendo la strada ad una miriade di malattie, dalle allergie alle dermatosi… e, spesso, anche ai tumori.

Tutta questa merce non ci viene regalata, anzi, il suo prezzo (in euro) aumenta quotidianamente, ogni giorno che passa ci viene richiesto di più per la nostra “solita” spesa… ma quanta morte precoce, dolore senile ed insanità ci portiamo a casa a prezzi sempre più esorbitanti? Certo, loro vendono e ricorrono ad ogni trucco lecito ed illecito per farlo, ma siamo noi a comprare, siamo noi a farci quotidianamente abbindolare come una massa di pesci intorno all’esca.

 Nessuno ci educa ad una consapevolezza alimentare, del pericolo insito nei formaggi, nei latticini, soprattutto in quelli “moderni” e trattati industrialmente.

Nessuno ci ha educati a vivere sostenibilmente e compatibilmente, dovrebbe essere materia scolastica, eppure nessuno ci ha detto, e ci dice, quanto male possa farci il “magico WI-FI”.

Ci hanno solamente indotti a divenire consumatori compulsivi e possibilmente ignoranti… e molti, troppi, anche di fronte all’evidenza continuano a permetterglielo… in fondo siamo noi a mantenere in vita i vampiri. Basterebbe negargli il nostro sangue ed esporli alla luce del sole per vederli morire… almeno iniziare a provarci, anche se è difficile sfuggire completamente al meccanismo (sono molto bravi ad inventare comode “alternative” a perzzi ragionevoli … acquistabili anche a rate!)

Sono solo esempi di come ci ingannino facendoci pagare a dismisura le cause della nostra carenza di salute e la certezza del dolore che affliggerà la nostra vecchiaia. E di come e quanto noi permettiamo loro di farlo.

Sino al falso assoluto della durata della vita in aumento. In queste statistiche, parlando degli anni dietro alle nostre spalle, soprattutto dei secoli passati si inseriscono anche i decessi avvenuti per le guerre e l’altissima incidenza della mortalità infantile… qualsiasi statistico serio potrà testimoniarlo e quindi quando si dichiara che la vita media è salita si mente. I sopravvissuti alle guerre, alla falcidia della mortalità infantile vivevano a lungo, sani… gli ottantenni erano la normalità.

Sino alla certezza scientifica, che nel neolitico la razza umana, pur funestata da questi aspetti di Sora Morte, le guerre, appunto, e la mortalità alla nascita e per parto, i nostri avi fossero più sani, più robusti, più adatti e morissero prevalentemente con i loro denti. Per dire…

 Le razze longeve nei nostri tempi, non a caso, vivono lontane dalle farmacie e dalla modernità e dai supermercati.

 Tornando a noi, persino io, che compro biologico, vegano e possibilmente equo, italiano ed a Km. 0 … beh, quotidianamente corro il rischio di portarmi a casa la mia dose di “morte”.

Tutti, chi più chi meno, sorridono di fronte ai maniaci del biologico, del sano, veniamo spesso considerati dei fissati, ma forse al di là dei toni a volte ieratici e in parte fideistici, sarebbe il caso che iniziassimo tutti ad occuparcene, e forse, allora ci renderemmo conto che fra modernità e progresso c’è differenza… che fra evoluzione e consumo vi è un abisso e che non necessariamente questo sistema fa il meglio possibile per noi… anzi, non lo fa affatto! In fondo, un granello di sabbia negli ingranaggi potrebbe fermare la macchina… basterebbe farlo e ci stupirebbe constatare quanto costoro dipendano da noi.

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